La vita raccontata dal punto di vista dell'organo supremo: il cervello. Tanto arrogante da 'autocerebrare' le sue fragilità .
Campi di fulmicotone
cloridrato di sviluppina
Comablog
Come diventare il mio cane
E io che mi pensavo
Lipesquisquit
Phonkmeister
Qualcosa
Spinoza
visitato *loading* volte
La figura professionale del medico condotto compare nell’Antica Roma quando Antonino Pio (non quello di Amici di Maria De Filippi) destinò gli archiatri populares alla tutela della salute dei poveri.
Ok, mi avete beccato, questa frase l'ho presa da Wikipedia. Mi serviva per farvi capire la nobile e antica origine della professione in questione.
"Tutelare la salute dei poveri" è un'azione meravigliosa, a parole, suona quasi da premio Nobel per la Pace; ma è davvero ancora questo lo scopo principale del medico di famiglia?
Innanzitutto c'è da precisare che gli studi, con le relative sale da attesa, dei medici di famiglia sono per i vecchietti come il Billionaire o la Baia Imperiale, per i giovani.
L'apertura dei "cancelli" è, solitamente, verso le 3 di pomeriggio. La schiera di vecchietti si fa largo con bastoni, girelli e mazze varie tra i buttafuori (ovvero gli sfortunati abitanti del palazzo, in cui il medico ha lo studio).
Una volta entrati e seduti sulle sedie di amianto del '15-'18, confortevoli come un riccio nelle mutande, inizia la prima attività del pomeriggio: il gioco del "Chi è l'ultimo?". Per fissare un ordine cronologico degli arrivi, impossibilitati a montare un fotofinish degno del Golden Gala, si è costretti a fare questa domanda, non appena si entra in sala d'attesa. E' in questo momento che si crea il panico e vengono intavolate discussioni su tempo e spazio, seguendo le teorie di un uomo dei loro tempi, Albert Einstein. Dopo 3 secondi, la discussione scema e si inizia a parlare dei problemi alla prostata.
Se tu, sfortunato giovane che sei in attesa di farti prescrivere un banale esame del sangue, volessi mai leggerti una rivista, trovata sul posto, beh cambia idea.
Sul tavolino di plastica, rubato al kebabbaro sottostante, sono presenti: 12 copie di "Famiglia Cristiana" di Febbraio 1999, 2 copie di "Chi" con in copertina Madame Curie e la prima copia di Topolino in bianco e nero.
E allora l'unica alternativa, se hai dimenticato a casa l'Ipod, consiste nell'ascoltare i discorsi dei tuoi compagni di attesa.
Tra chi si vanta di avere 4 BypPass, di cui uno nel gomito, a chi sostiene di aver vissuto vent'anni in un polmone d'acciaio per risorgere a nuova vita, come la fenice dalle ceneri, le storie da raccontare sarebbero tante.
Dopo un'ora di attesa arriva il tuo turno? No arriva il dottore, al quale viene lanciata un'occhiata di fuoco dalla sua segretaria, costretta nei casi più preoccupanti a sedare gli anziani più irrequieti con una caramellina di Xanax da 50 mg.
Inizia così il pellegrinaggio verso lo studio del dottore: 5 minuti per arrivarci, 1 di visita, altri 5 per togliersi dal corridoio largo 1 metro,per far passare il prossimo.
Quando entri tu, il dottore quasi si commuove, capisce che sulla Terra esistono ancora forme di vita non del tutto rugose e si tranqullizza. In questo caso i tempi tecnici sono diversi: 1 minuto di visita, 45 minuti di monologo sui suoi problemi personali, 10 minuti di fitta ricerca sul ricettario per trovare cosa prescriverti. Saluti, pacche sulle spalle, stretta di mano e chiudi la porta. Lanci uno sguardo alla sala d'attesa, dormono ormai tutti.
Per concludere direi che ormai il medico di famiglia è una sorta di geriatra o meglio animatore di una ludoteca per anziani, con tutto il rispetto naturalmente.
I vecchietti fanno bene a ritrovarsi in queste oasi naturali per fuggire alla noia quotidiana, nonostante abbiano una salute di ferro, migliore della mia.
E in quanto a te, giovane fruitore del servizio "Tutela la salute dei poveri", se hai qualche parente over 50 che non ha hobby, potresti aver trovato il giusto compromesso: a lui la compagnia e a te la ricetta.
Gregor Mendel, nell'atto di incrociare semi di piante con caratteristiche genetiche diverse (emulato da Luca Sardella durante Linea Verde nel 1988), per dimostrare l'ereditarietà dei geni, non fu in grado di teorizzare l'ereditarietà di un gene fondamentale: il gene della 'figura di merda'. Ho pensato di colmare questa grossa lacuna, che da tempo mi tormantava. Sapevo che nella struttura ad elica del Dna, in quel tourbillonne di basi azotate, zuccheri e gruppi fosfati, si nascondeva qualcosa legato a questo grande male del secolo. Ho avuto la conferma di tutto ciò, grazie ad un episodio che ha coinvolto mia madre.
Ella discuteva amorevolmente con un'amica, affermando che la madre di quest'ultima sarebbe campata fino a cent'anni. L'amica le rispose, in lacrime, che sua madre compierà cent'anni il mese prossimo.
Io ho mantenuto contegno nell'udire questo episodio, rantolandomi a terra dalle risate, fino a quando mi si accese la lampadina sul discorso dell'eriditarietà.
In quel momento, ho correlato la mia attitudine nel 'fare figure pessime' con quella di mia madre.
Lascio ai posteri la banale fase di rendere il tutto scientificamente provato, il più è stato svolto.
Come ogni Azienda che si rispetti, anche quella per la quale lavoro ha organizzato la cena di Natale, a novembre naturalmente. Vabbè, a parte questo jet lag di due mesi, l'iniziativa è lodevole. L'aspetto che si deve tenere sotto controllo, durante queste serate mondane, è il proprio tasso alcolico. Non per gli autovelox, quello è il meno; il problema giunge nel momento in cui, dopo tre bichieri di cancarone, ti ritrovi sul palco del karaoke, a sciorinare affermazioni poco simpatiche nei confronti dei tuoi datori di lavoro, davanti a cento persone. Bene, ciò non è successo, anche se alcuni colleghi erano quotati 'bassi' dalla Snai. Questo primo aspetto ha dato già un'impronta positiva alla serata. Le note negative sarebbero arrivate più tardi, più precisamente, in coincidenza con l'inizio della consueta Lotteria Aziendale. I premi in ballo giustificavano pienamente la tensione, che si percepiva in sala. SI andava da un set per il giardinaggio, ad uno per il barbecue, da un asciugamano da bidet ad un trolley 2x2 cm, verde muschio. Poi c'erano anche i premi veri, soldi si intende, manco pochi, tra l'altro.
Bene, la sorte che sempre mi sorride, mi ha destinato una calcolatrice digitale usb, tascabile (3 mq edificabili, penso che l'affitterò a qualche famigliola cinese). Mi sto ancora domandando la sua utilità, visto che tutti i computer, con qualsiasi sistema operativo (si, anche vista), è dotato di propria calcolatrice. Se volete aiutarmi a capire il suo utilizzo, è cosa gradita. Per la cronaca, il vincitore del primo premio, 750 euro, è stato 'cuffiato' di botte dagli altri partecipanti e umiliato in luogo pubblico, tanto da dover impiegare parte della vincita in un paio di sedute di psicoterapia, per recuperare un filo di dignità perduta.
Nell'ultimo periodo la mia attenzione è ricaduta spesso sul fascino che l'essere maschile, alla soglia dell'andropausa, può suscitare in una donna. E così ti ritrovi al tavolo di un ristorante con a fianco queste coppiette surreali e inizi ad escludere le varie combinazioni: padre-figlia, vecchio-badante, Iacchetti-velina, Lele Mora-tronista di turno. Bisogna accettare la realtà del fascino della senilità e stare a guardare queste piacenti signorine che volgono le loro attenzioni ai loro partner che perdono bave mentre si sfamano. In cosa consiste questo fascino? Soldi, Saggezza, Maturità, Figure paterne mancanti, bah può essere. Alla fine si gioca sempre sulle debolezze altrui, per trarne un beneficio. Nell'attesa di diventare vecchio per sfruttare questa possibilità, un viaggio a Riga, dove la carta d'identità non conta, si può sempre fare.
E’ una grande invenzione il navigatore satellitare, grandissima veramente. Peccato che, nei momenti di vero bisogno, non funziona mai.
Se lo setto per arrivare a Roma in autostrada, il navigatore è un fenomeno, mi indica tutte le direzioni in modo preciso e con una voce sensuale, anche se mi basterebbe guardare i cartelli, per arrivare a destinazione.
Nel momento in cui mi trovo in un posto dimenticato da Dio, di notte, in mezzo alla nebbia, affamato e stanco, non va.
Vuoi che i satelliti non siano raggiungibili (sempre là sono, non è che si nascondono dietro Plutone), vuoi che l’unica via che ti serve, non ci sia (anche perché ho fatto l’ultimo aggiornamento delle mappe, quando Antonio Conte non aveva ancora i capelli di Cesare Ragazzi), insomma niente da fare.
La prima azione da eseguire è quella di tirare fuori una cartina… e girarti una sigaretta per stemperare la tensione.
Poi ci si ricorda l’utilità della presenza degli altri esseri umani sulla Terra: sono dotati di parola e, chi più chi meno, di memoria topografica.
L’altro giorno mi trovavo nel casertano, in quel di Marcianise, era tardi, buio e dopo aver girato mezzora intorno ad una rotonda, in cerca dell’albergo, preso dalla nausea della forza centrifuga, ho accostato la macchina sul ciglio della strada per riordinare le idee.
Come detto era un luogo molto buio, illuminato solo da alcuni bidoni da cui uscivano fiamme, ma non collegavo il motivo di ciò.
Mentre smanetto sul navigatore per trovare una via di fuga, mi sento bussare al finestrino e vedo una signorina distinta (avrà avuto 87 anni e aveva la faccia di Muntari) che mi fa alcuni gesti inequivocabili. Tiro giù il finestrino:
- Scinquanta euri l’ammmmmore bello.
- …. L’hotel?
- In hotel sono 70 euri bello?
- Apprezzo il suo animo commerciale, ma ho smesso. Sa indicarmi la direzione giusta per l’hotel?
- Gira la tua testa a destra bello e c’è il cancello dell’entrata bello.
- Ah. Buon lavoro.
Quando la tecnologia viene a mancare, ricordiamoci che l’essere umano (anche se ha il viso di Muntari e ti chiede soldi per prestazioni sessuali) è pronto ad aiutarti.
Ho compreso che scrivere l’intreccio di un telefilm di successo è una cavolata.
Infatti l’intreccio non esiste. E’ solo questione di trovare un pattern (modello, schema fisso), intorno al quale far girare un generatore random di stereotipi.
Prendiamo la serie House MD; il pattern, di ogni singola puntata, è cronologicamente composto:
Qualcuno sviene, perdendo liquidi corporei da qualche orifizio.
Ricovero nell’ospedale del Dottor House, anche se lo svenimento è avvenuto in Nepal.
Impasticcamento del Dottor House.
Elaborazione ipotesi malattia, senza escludere mai il ‘Lupus’ .
Perquisizione dell’abitazione del paziente, manco fosse CSI
Svolgimento di esami clinici, che peggiorano sempre lo stato del paziente.
Impasticcamento del Dottor House
Soluzione del caso con una diagnosi che va a coinvolgere l’unico organo non preso in considerazione, fino ad allora.
Ora basta aggiungere un contorno casuale a questi punti fissi.
Per esempio, la perdita di coscienza di un tronista della De Filippi mentre prova a mettere un complemento oggetto nelle sue affermazioni.
Ed ecco che, in pochi minuti, si è costruita una puntata di un serial Tv.
Girovagando per vari blog, ho notato che, nella maggior parte di essi, non manca un post su Berlusconi. Una mia particolare statistica dimostra che, l'interesse veritiero sulle faccende del Premier si avvicini asintotticamente allo zero. Quindi cosa spinge il blogger medio a trattare l'argomento?
a) La rabbia indotta.
Es: ricevo la cazziata dal mio capo, non posso prendere a badilate il cliente, scrivo un post pieno di odio su Berlusconi.
b) Il moralismo fine a se stesso.
Es: sei conscio di vivere secondo le regole della società e te la prendi sempre in quel posto, ma non sei capace ad iniziare a fregare il prossimo. Associ al sentimento di frustrazione, il viso di Silvio e scrivi un post.
c) La desolazione.
Es: I visitatori del mio blog aumentano solo perchè faccio il refresh della pagina. So che l'argomento Berlusconi coinvolge i casi a) e b), quindi potenziali visitatori.
d) Disprezzo e basta.
Es: Lo odi e basta.
Pensavo che Antonello Venditti fosse estremamente fazioso nel millantare le doti della Capitale, in maniera così ostinata. Gli scriverò una lettera di scuse. Erano ormai dieci anni che non tornavo a Roma, dai tempi del liceo, in cui, invece che respirare l'atmosfera della città, cercavo di tenere a bada in modo pessimo gli ormoni scalpitanti (non che ora ci sia molta differenza).
Al di là di tutto, mi è bastata una passeggiata verso l'imbrunire, lungo il Tevere, nei pressi di Castel S.Angelo, per ricevere una cospicua dose di serotinina, alquanto rara e per questo gradita.
Questa atmosfera incantevole mi fece dimenticare ben presto un episodio negativo : rimbalzato all'entrata di S.Pietro.
Avete capito bene, non ho scritto Baia Imperiale nè Billionaire, ma S.Pietro.
Stranamente ero anche vestito bene: indossavo una giacca color grigio fumo di Londra, che mi dava molta importanza, almeno mi piaceva crederlo. Mi sono presentato alla perquisizione (si per dire una preghiera a S.Pietro ti devono ravanare nelle tasche) e dopo una mezzoretta di 'togli-metti' per non fare suonare il metal detector, sono passato al livello successivo: 2 km di percorso forzato da transenne, più contorto del circuito cittadino di Valencia (i miei rispetti a Luca Badoer, ndR). Arrivo così all'entrata principale, affaticato, verso le 18:55 (prima ho lavorato, mica vado a Roma a divertitmi eh) e vengo gentilmente invitato a proseguire verso l'uscita, in quanto la basilica stava chiudendo.
L'evento ha fatto collassare alcune delle mie sinapsi, poco male ne ho altre.
Un'altra cosa che ho notato con piacere è la gente: togliendo i turisti, i preti, le suore, i cani, i gatti e i taxi, a Roma ci sono anche i romani.
Prima di adorarli, ho dovuto comprenderli e giustappunto un episodio è venuto in mio aiuto. Entro in un ristorante con piccolo dehor e inizia questa scena:
Cameriere: Dottò (per i romani, tutta la gente ha questo titolo, anche i bambini) preferisce dentro o fori?
Io: Dove c'è più fresco? (involonario assist perfetto)
Cameriere: Aspè che chiamo Regina Coeli (carcere di Roma, ndr)!
Io: ...
.....
.....
Io: Va bene dentro, grazie.
Durante tutta la cena, ho pensato a cosa avrei potuto rispondere, ma l'arte del 'perculamento' va servita calda e quindi la devo affinare. Avrò tempi e modi di farlo.